
| Jan Vermeer
(1632 - 1675) |
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Il vocabolo scultura deriva dal latino sculptura, a
sua volta tratto da sculptus, participio passato del
verbo sculpere, cioè scolpire.
Il termine
scultura è attestato dalla metà del Quattrocento in poi, e
indica l’arte, la tecnica dello scolpire, di rappresentare
plasticamente delle figure, dando forma a una materia.
Queste figure possono essere immagini a tutto tondo - come
le statue - oppure in rilievo, ottenute modellando un
materiale molle o attraverso la tecnica dell’incisione.
Quando la materia è costituita da un metallo, con scultura
si definiscono i procedimenti di fusione e getto dei metalli
in una forma.
I principali processi di lavorazione attraverso i quali si
ottengono sculture sono quindi l’intaglio in materie dure,
la modellazione di materie molli, e la fusione di metalli.
Oggi si possono letteralmente costruire delle sculture
attraverso le moderne tecniche di assemblaggio di vari
materiali.
Un’altra accezione importante della parola scultura risale
probabilmente al Duecento, ed è quella di opera scolpita:
con questo termine si definiscono immagini a tutto tondo -
le statue - ma anche motivi ornamentali, fregi e incisioni.
Una scultura si estende in tre dimensioni - altezza,
larghezza e profondità - e con il suo volume occupa uno
spazio, mentre la luce e le ombre ne modellano le forme.
Possiamo ammirare le sculture in luoghi chiusi - ad esempio
in un museo, in un palazzo o in una chiesa - oppure in
luoghi aperti al pubblico: in questo ultimo caso la scultura
assume una funzione centrale nell’ornare edifici e in
generale nel decoro urbano, e può fondersi con
l’architettura - pensiamo allo stile gotico, la cui
architettura religiosa fu proprio un trionfo della scultura.
Le sculture esposte al pubblico possono avere dimensioni
monumentali - ad esempio le statue equestri - e spesso
costituiscono una idealizzazione della figura umana.
Un altro valore più generale del termine scultura - che
troviamo attestato in Ariosto - è quello di produzione
scultorea di una determinata scuola o periodo.
La scultura - presente fin dalla preistoria come
applicazione della capacità dell’uomo di fare - è oggetto di
studio dell’archeologia: si è infatti sviluppata in tutte le
civiltà, configurandosi spesso come l’unica o la più
importante testimonianza della religione, della storia,
dell’arte e del costume dei popoli più antichi.
Oggi, la scultura ha varie destinazioni: viene applicata ad
esempio nella decorazione degli oggetti per renderli più
ricchi e originali.
Come decorazione plastica, la scultura si sviluppa anche
nell’ambito dell’artigianato, pensiamo ai mobili, alle armi,
agli strumenti musicali e agli arredi sacri.
Alcuni artisti
Una scelta di 'grandi' della scultura risulta,
inevitabilmente, incompleta e parziale. Questo non solo
perché il criterio stesso di grandezza varia nei secoli ed è
sempre soggetto a discussione, ma soprattutto perché
l'anonimità avvolge vasti e importanti periodi della storia
di quest'arte. Ad esempio, non abbiamo il nome di un solo
maestro di età egizia, o assira, o etrusca e neppure d'età
romana, pur tanto più vicina a noi. Eppure i capolavori sono
lì a testimoniare la presenza di personalità originali e
possenti. Questo elenco presenta dunque varie zone d'ombra.
C'è inoltre una preponderanza di artisti italiani, perché
per lunghi secoli la nostra scultura ebbe funzione
d'avanguardia rispetto al 'resto d'Europa.
Mirone (fine IV secolo avanti Cristo). Nato ad
Eleutere, in Beozia, è il primo in ordine di tempo dei
massimi scultori greci. Lavora di preferenza il bronzo,
ritraendo animali, atleti, figure mitologiche e ponendosi
audaci problemi di equilibrio e di movimento. Nessuna delle
sue opere ci è pervenuta, però si hanno le copie di due di
esse: "Discobolo" e "Atena e Marsia".
Fidia (490 circa-430 circa avanti Cristo). Ateniese,
fu consigliere di Pericle nei lavori d'abbellimento della
città e ideatore di uno dei più bei monumenti del mondo, il
Partenone, per il quale terminò nel 438 la famosa "Atena
Parthenos", una statua d'oro e d'avorio. Lavorò con tutte le
tecniche, ma oggi solo i marmi decorativi del Partenone sono
rimasti a testimoniare il suo genio. Fidia è il massimo
degli scultori greci: il suo influsso si proietta su tutta
l'arte classica.
Prassitele (IV secolo avanti Cristo). Ateniese,
lavora nel Peloponneso, in Attica e in Asia Minore,
rappresentando un mondo di raffinata e sensuale bellezza,
espresso con una perfetta padronanza tecnica. Si hanno di
lui tre rilievi originali eseguiti in età giovanile per un
tempio a Mantinea e una statua della maturità, "Ermete",
eseguita in marmo con straordinaria delicatezza di tocco e
stupendi effetti di chiaroscuro. Altre sue opere sono note
attraverso copie dell'età romana; particolarmente celebri
sono le statue di Afrodite, che egli per primo osa
raffigurare in completa nudità.
Benedetto Antelami (1150 circa-1230 circa).
Originario delle Prealpi lombarde,rappresenta la personalità
dominante nella scultura romanica della zona padana.Sono
evidenti in lui gli influssi delle contemporanee sculture
francesi, che tuttavia egli rielabora con profonda
originalità, creando figure vigorose ed essenziali, che
esprimono una religiosità profonda. Sono celebri i suoi
bassorilievi nel duomo e nel battistero di Parma, con la
decorazione dei tre portali di quest'ultimo.
Nicola (1215 circa-1280 circa) e Giovanni
(1245 circa-1320 circa) Pisano. Padre e figlio, di
origine pugliese ma attivi a Pisa e nell'Italia centrale,
sono le personalità dominanti del periodo gotico. Gli
splendidi pulpiti di Nicola (nel battistero di Pisa e nella
cattedrale di Siena) esprimono una rigorosa unità tra
elementi classici e coscienza medievale. Giovanni si sottrae
all'influsso paterno e nelle sue opere più significative (le
"Madonne" di Pisa e di Padova, i pulpiti di Sant'Andrea a
Pistoia e del duomo di Pisa) crea figure intensamente
drammatiche, dai potenti effetti di luce. Nicola e Giovanni
si ritrovano affiancati in un'opera comune: la "Fontana di
Piazza" a Perugia, forse il più bell'esempio di fontana
medievale.
Lorenzo Ghiberti (1378-1455). Fiorentino, vince nel
1401 il concorso indetto per la porta nord del battistero
della sua città e vi lavora dal 1403 al 1424. Ma il suo
capolavoro è la porta est , detta "la porta del paradiso"
per la sua perfezione tecnica e la suggestiva bellezza. Qui
Ghiberti introduce una novità rivoluzionaria: la conquista
dello spazio e della prospettiva, che rende le sue opere
squisitamente "pittoriche".
Donatello (1386-1466). Donato di Niccolò di Betto
Bardi: questo è il vero nome del fiorentino Donatello. La
sua comparsa nel mondo artistico, ancora legato agli schemi
gotici, ha un effetto di totale rottura col passato. La sua
attività è un seguito di capolavori, di cui i più noti sono
il "San Giorgio", i "Profeti", il "David", "Giuditta e
Oloferne", il "Monumento equestre al Gattamelata". Nelle sue
opere egli ricerca innanzitutto effetti di energia e di
movimento: ad essi è pronto a sacrificare la grazia e la
compostezza dei suoi predecessori. Non solo domina su tutte
le correnti artistiche del suo tempo, ma spalanca le porte
alla grande stagione rinascimentale.
Luca Della Robbia (1400 circa-1482). Fiorentino,
contrappone allo stile di Donatello immagini saldamente
impostate, che esprimono serenità e vigore. Perfeziona la
tecnica della terracotta smaltata e dipinta, con un'invetriatura
bianca e azzurra, a cui le ghirlande e i festoni di fiori e
frutta aggiungono lieti tocchi di colore. Celebri sono le
sue soavi immagini di Madonne col Bambino, soprattutto la
"Madonna del Roseto".
Michelangelo Buonarroti (1475-1564). Nato a Caprese
(in provincia di Arezzo), esplica il suo genio titanico in
ogni manifestazione dell'arte: pittura, scultura,
architettura, poesia, ma si definisce sempre e soltanto
scultore. Il suo primo capolavoro è la "Pietà" di San Pietro
e quando la morte lo coglie sta lavorando alla "Pietà
Rondanini". Tra le sue statue, le più vicine alla
sensibilità moderna sono quelle "non finite", ossia lasciate
a metà: figure che sembrano dibattersi per uscire dal blocco
informe, come da un carcere (secondo una teoria cara a
Michelangelo), e che preannunciano gli ardimenti della
scultura di oggi).
Benvenuto Cellini (1500-1571). Fiorentino, vive sullo
sfondo delle corti rinascimentali una vita piena di
avventure e di colpi di scena che egli stesso descriverà da
vecchio in una vivacissima autobiografia. In scultura lega
la sua fama all'elegantissima statua del "Perseo"; raggiunge
le sue espressioni più felici nelle creazioni d'oreficeria
(di cui, purtroppo, molto è andato perso). Famosa fra tutte
è la "Saliera" creata per il re di Francia.
Gian Lorenzo Bernini (1598-1680). Nato a Napoli da
padre fiorentino, si cimenta in architettura, in scultura e
in pittura. In quest'ultima i risultati sono modesti, ma
nelle prime due le sue realizzazioni improntano di sé tutta
la contemporanea arte europea. La fama di Bernini scultore è
affidata a varie statue e gruppi (celebre è l'"Estasi di
Santa Teresa") in cui vengono consacrati i massimi ideali
barocchi.
Antonio Canova (1757-1822). Nato a Possagno, presso
Treviso, si stabilisce poi a Roma. La sua arte reagisce
contro le degenerazioni del barocco e trova i suoi modelli
nei capolavori dell'antichità greca. Nelle opere della sua
giovinezza (Come lo stupendo gruppo di "Amore e Psiche")
rivive la squisita eleganza dei massimi maestri ellenici.
Più tardi il suo stile si fa severo e grandioso,
specialmente nei grandi monumenti funebri (come quello a
Vittorio Alfieri in Santa Croce a Firenze), nei quali
infonde una solennità degna del rinascimento.
Auguste Rodin (1840-1917). Parigino, non viene
ammesso alla Scuola di belle arti per il carattere troppo
nuovo e antiaccademico delle opere presentate. Visita
l'Italia nel 1876 e sente fortemente il fascino di
Michelangelo; ma l'influsso più vivo nella sua arte è
esercitato dalla contemporanea pittura degli impressionisti.
A lungo respinto dalla cultura ufficiale, riesce infine ad
imporsi come il massimo interprete della travagliata anima
europea fra i due secoli. Della sua vasta produzione
ricordiamo: "Il figliuol prodigo", "Il pensatore", "Il
bacio", il gruppo dei "Borghesi di Calais", il monumento a
Balzac.
Constantin Brâncusi (1876-1957). Romeno di nascita
(nasce infatti nella città di Pestisani, giunge a Parigi nel
1904 per proseguire gli studi di scultura e qui subisce
profondamente l'influsso di Rodin. Poi, gradualmente,
abbandona lo stile naturalistico e, colpito dalle sculture
dei popoli primitivi, elabora un proprio stile decisamente
"astratto". Una sua azione legale, intrapresa nel 1927
contro la dogana degli Stati Uniti che rifiutava di
ammettere come opera d'arte (e perciò esente da tasse) il
suo "Uccello nello spazio", ha una vasta risonanza nel mondo
e accende furiose polemiche tra conservatori e innovatori.
Tra i suoi capolavori: "Il bacio" e "Adamo ed Eva".
Henry Moore (1898). Nato a Castleford, nello
Yorkshire (Gran Bretagna), dopo aver combattuto nella prima
guerra mondiale, studia scultura a Londra. Alla vigilia del
secondo conflitto è già noto come uno dei maggiori maestri
dell'avanguardia. Attualmente è l'artista che ha avuto il
maggior numero di esposizioni nel mondo. Caratteristica
della sua opera è un profondo 'umanesimo' cui si accompagna
una viva attenzione al rapporto tra uomo e natura. Per
questo le sue opere guadagnano ad essere viste all'aria
aperta, su sfondo di prati, piante, acque. Celebri sono le
sue "famiglie", "Il re e la regina", "Due grandi figure",
"Figura giacente: gambe ad arco". |
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