
| Kazimir Malevich (1878 -
1935) |
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L'invenzione della stampa litografica, sul finire del
Settecento, ha comportato due rivoluzioni. Da un lato ha
messo alla portata di tutti gli artisti il mezzo incisorio,
dall'altro ha reso finalmente possibile la realizzazione
della stampa a colori.
La litografia è una tecnica tanto complicata nel principio e
nell'invenzione quanto semplice nell'utilizzo; permise da
subito a qualsiasi pittore che sapesse a malapena disegnare,
di applicarsi all'incisione originale, senza dover imparare
altre tecniche.
Altri artisti come Goya, Toulouse-Lautrec, Daumier, Redon,
si rivolsero alla nuova tecnica per esplorare le possibilità
di un'espressione speciale, che la litografia invero
possiede.
La stampa litografica si basa su di un fenomeno già ben
conosciuto fin dall'antichità e cioè la reciproca repulsione
o incompatibilità fra l'acqua e le sostanze grasse.
Nel 1797 Aloïs Senefelder riuscì a perfezionare e a mettere
a punto un sistema su di esse basato, che fosse
perfettamente atto alla stampa.
Materiale basilare è stato fin dall'inizio la pietra
litografica: una particolare pietra calcarea dalla struttura
granulare, più o meno fine, ma molto regolare.
Gli strumenti utilizzati dall'artista per realizzare il
proprio disegno sulla lastra non sono destinati a inciderla,
ma solo a lasciarvi un segno, essi sono la matita o il
gessetto litografici, o ancora l'inchiostro litografico, da
usarsi con normali penne o pennelli.
Infine il mezzo meccanico per la stampa dei fogli dalla
matrice ormai pronta sarà: anzitutto il torchio litografico,
ma anche la normale macchina offset, per quanto riguarda le
lastre di zinco e di alluminio.
La tecnica a matita è la più comune e il principio
d'esecuzione è il medesimo che per le altre tecniche (a
penna, a pennello, o spruzzo).
Il disegno per l'incisione viene eseguito esattamente come
se si stesse usando la matita o il gessetto sulla carta da
disegno. La differenza del risultato sta nel fatto che il
disegno, invece di prendere la grana del foglio di carta
prende quella, più fine, della pietra o della lastra di
metallo.
Fatto il disegno con le eventuali correzioni la lastra passa
allo stampatore litografo. Questi passa leggermente la
pietra con del talco. Poi la spennella con il mordente,
composto da una soluzione di gomma arabica, acqua e acido
nitrico. Il mordente ha lo scopo di aprire la strada alle
sostanze grasse del disegno nella porosità della pietra,
cioè fissa sulla pietra il grosso della matita litografica.
Si passa ora all'inchiostratura della lastra, l'inchiostro,
che è grasso, viene respinto dalle zone bagnate dall'acqua e
aderisce solo a quelle segnate dalla matita litografica. La
pietra viene inumidita e inchiostrata a ogni tiratura. Al
disegno si possono in seguito apportare aggiunte e fare
correzioni mediante raschiatoi, punte o lame. |
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